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lunedì 26 ottobre 2015

piccole cose e colori..

...mi afferrano e trasportano in luoghi lontani.
condivido due meravigliose immagini, la prima una bellissima foto della mia amica CC che vive in New Mexico, una amica carissima di là dell'oceano
ecco qui una foto di un dettaglio del suo giardino, giardino che delizia me e tutti coloro che hanno la fortuna di condividere un pezzetto della sua vita.


e il mio desiderio di andare da lei e passare un po' di tempo oltre oceano è ben sintetizzato in questo bellissimo disegno che ha fatto una delle mie meravigliose bimbe a scuola.
una bimba di là dal mare, nei "paesi caldi" che accoglie l'arrivo di uno stormo di rondini migranti


si può vivere di desideri e di poesia? 
a volte forse sì

devo chiedere scusa alle autrici di queste immagini per averle prese...

lunedì 31 agosto 2015

era nel lontano ...

giugno 2007 che nasceva questo blog.
nasceva con il preciso intento di essere un archivio, un armadio in grado di contenere vari cambi di stagione. ho pensato tante volte di chiuderlo, sono tornata tante volte a rispolverarlo, ma non posso chiuderlo, fa parte di me. di quella me libera che non riesce ad essere sempre quella che si deve, ma spesso è quella che vuole.

voglio mettere oggi qui e ora,  proprio per conservarmene memoria, una cosa che ho scritto quest'estate sulla scuola.
questa scuola che grande parte ha nella mia vita e che quest'anno più di altri mi ha dato da pensare sulle cose che faccio.

E' una specie di MANIFESTO, un manifesto mio personale, un po' lunghetto, chi vuole provare a leggere è avvisato.

vi prego non state ad analizzare la scrittura, non cercate errori e svarioni grammaticali, può essere che ci siano, l'ho scritto per me, da maestra a maestra in quest'anno in cui sto sciogliendo alcuni ingarbugliati fili che intrecciano i miei pensieri. chi vuole sorriderci può farlo, chi volesse criticarlo costruttivamente è più che accetto, chi invece si scoccia e lo deride, eviti di leggerlo, dopo due o tre righe dovrebbe essere chiaro che è una cosa mia, nel qui e nell'ora di questa estate che sta sgocciolando via in rivoli di calore e afa.

mai estate fu più densa....

se ce la faccio cercherò in questo periodo di revival bloggheriano di districare i miei pensieri sempre con l'idea bislacca di un super archivio mAtilda Style. e sono anche ringiovanita, tant'è che ora sono così

(FOTO PRESA DAL WEB, NON RICORDO DOVE)
BUONA LETTURA

Sogno una scuola che abbia un Sogno
Il sapere non trasmesso non è sapere

a.s. 2014/2015




Ho scritto tutto al presente per scelta, molte delle cose che “sogno”  nella mia scuola ci sono già, altre cose sono auspicabili.
Spero di aver tessuto un pensiero che si possa condividere.



Sogno una scuola che abbia un Sogno
Il sapere non trasmesso, non è sapere

Sogno una scuola che abbia un sogno, il sogno di un mondo migliore.
Sogno una scuola che veda il futuro, che legga negli occhi dei bambini e delle bambine gli uomini e le donne del domani.
Sogno una scuola che renda bambine e bambini liberi davanti alle scelte, forti davanti alle avversità, pietosi davanti al fallimento, compassionevoli davanti al povero e al dolore, entusiasti davanti al successo, felici davanti al Creato.
Sogno una scuola che offra strumenti di sapere e conoscenza e non solo conoscenze.
Sogno un scuola in cui il sapere si costruisca e si SCAMBI.
Sogno una scuola in cui il bambino e la bambina siano felici di mettere in comune il proprio saper per aiutare il mondo ad essere migliore.
Sogno una scuola che insegni che l’errore è un passo necessario per la crescita; una scuola in cui l’errore del bambino, dell’insegnante e del genitore non diventi momento di frustrazione, ma accettazione dei limiti, perché nessuno è esente da sbagli, ma tutti devono e possono cercare un modo per rimediare.
Sogno una scuola improntata alla Libertà, alla libertà che Dio ha fatto intravedere all’uomo prima che venisse crocifisso con innumerevoli pastoie di dubbi e paroloni.
Sogno una scuola con il carisma Cristiano, che segua i passi di Gesù, che sia accogliente, amorevole, tollerante, empatica.
Sogno una scuola che abbia sogni, passioni, desideri….

Ogni mattina, quando entro in classe, questi sono i miei pensieri, i pensieri che ho quando guardo i miei figli. Voglio che siano uomini felici, liberi, pronti ad affrontare la vita, una vita che sta perdendo sempre più umanità.
Per i miei figli e di riflesso per i bambini e le bambine che ho davanti ogni giorno spero che l’empatia verso tutto l’universo, dal più piccolo granello di sabbia alla stella più luminosa, passando per tutti gli esseri viventi, li guidi in un mondo nuovo fatto di pace.

         Credo che fondamentale sia l’ascolto, lo scendere per un momento dalla cattedra e inginocchiarsi davanti al bambino piccolo per avere gli occhi alla stessa altezza, comunicare con i gesti e con lo sguardo. Parlare con ogni bambino guardandolo in faccia, essere al loro livello come pensiero e importanza, rispetto e allo stesso tempo tenergli la mano, affinché senta che la tua mano è più grande, è calda, è confortevole. Trasmettergli il senso di sicurezza, ascoltare le sue paure e scacciarle con un battito di cuore comune, che coinvolga anche i compagni presenti.
Far loro sentire l’autorevolezza, dare il senso di essere guidati, condividere regole, rispettarsi a vicenda. I paletti non limitano, guidano, indicano il cammino.

Non fargli credere che noi grandi siamo esenti da timori, paure e incertezze, ma fargli sentire che si può essere forti davanti ad essi.
         Aiutarli a cercare soluzioni e se un problema non è risolvibile vivergli accanto, non da sconfitti ma da cercatori di altre vie, e, se proprio il problema rimanesse ancora lì, accettarlo e sopportarlo.
Esercitare insieme  a loro la pazienza, l’attesa. Godere del silenzio, della luce, del buio, dei suoni, del calore e del freddo, sentire con tutto il corpo.
Aiutarli ad amare la natura, i suoi tempi, le sue trasformazioni. Mostrargli le vie per modificare l’ambiente conservando la meraviglia che si prova davanti alla vita.
Accettare il tempo che passa come portatore di novità, di sapere maggiore, di esperienze, di ricordi nel cuore, godere dei momenti di allegria, lasciar scorrere come granelli in una clessidra quelli di dolore e paura.

Questa scuola del mio sogno ha cardini importanti, tra questi lo sviluppo di:

§  Identità
§  autonomia
§  autostima
§  aiuto reciproco
§  desiderio di sapere
§  ricerca
§  condivisione del sapere

Identità per conoscere ed  apprezzare se stessi, conoscere se stessi le proprie doti e i propri limiti per acquisire l’autonomia per potersi muovere con sicurezza e consapevolezza nell’ambiente fisico e umano. Autonomia che comincia dai gradi più semplici, allacciare scarpe e giubbotti, lavarsi le mani, aprire le merendine, avere cura e attenzione delle proprie cose, chiedere scusa e permesso per avere qualcosa…
L’autonomia porterà al primo senso di autostima, una stima di sé che permetterà di affrontare errori, di essere fieri del proprio lavoro, di desiderare di essere leader, ma non di primeggiare.
Tutto questo permetterà di condividere con gli altri le cose che si sanno fare, spostare insieme un banco, aiutare ad appuntare un colore, staccare un foglio dal quaderno. Calcolare e scrivere insieme, imparare insieme, comunicarsi impressioni e dissapori, dubbi e successi.
In un clima sereno, in cui i disappunti e le incertezze vengono espressi senza timore, il desiderio di sapere e conoscere si accenderà come un fuoco.
Strada del sapere sarà la ricerca. Lì occorre la professionalità dell’insegnante come persona che sa come fare per sapere. In grado di fornire strumenti, che darà occasioni e non soluzioni precostituite.
Che darà i concetti cardine delle discipline su cui sviluppare le conoscenze.
Fine di tutto questo è la condivisione del sapere per migliorare se stessi, gli altri e il mondo.

Per tutto questo occorre cambiare prospettiva, mettersi dalla parte dell’alunno, assegnare un compito e chiedersi, io lo farei, sarei in grado, mi piacerebbe farlo?

Devo essere competente, ogni parola, ogni gesto deve essere denso di sapere. Devo essere colta, sono un’insegnante, ho professionalità, ingegno e passione. Sono libera, sono libera in quello che faccio perché ho scelto di farlo e mi spendo per imparare cose nuove, da sola e insieme ai bambini e alle bambine per cercare strade nuove di conoscenza.

La classe diventa laboratorio di ricerca. I lavori che si deciderà di fare, anche il più semplice e il più banale, deve avere un fine, sempre.
Faccio un semplice esempio sull’analisi metrica di una filastrocca.
Le filastrocche piacciono ai bambini, soprattutto se sono accompagnate da immagini e nomi buffi.
Le filastrocche contengono ritmi, rime, situazioni per lo più divertenti.
Ne presento parecchie ai bambini prima di iniziare il lavoro, nel frattempo abbiamo imparato a contare, a leggere e a scoprire che ogni parola ha un significato e un significante che può variare a seconda del contesto.
La lettura e la scrittura di filastrocche ci permetterà di capire che per scrivere una filastrocca ho bisogno di dare alle mie idee un ritmo, un musicalità.
Questo ritmo, questa musicalità hanno a che fare con parole e numeri, la ricerca non può essere solo per trovare la rima.
Giocare quindi con la filastrocca, destrutturarla, farla a pezzi e ricomporla per cercare le sue leggi, il suo ordine, la sua matetica interna, il suo tempo, la sua logistica, il suo movimento, la sua musica, la sua arte.
E poi, ricostruirla.
Altro esempio l’osservazione della natura.
Abbiamo un albero in giardino, ma possiamo usare una pianta seminata insieme, un albero nella strada.
Ogni giorno per tanti giorni, osservarlo, conoscerlo, sentire la sua pace, la sua forza nell’essere nel mondo.
Usare tutti sensi, toccarlo, abbracciarlo, guardarlo, annusarlo, se ha frutti gustarlo, se non ha frutti assaporare l’aria intorno. E tornare, ogni giorno, ogni due giorni, osservarne il riposo invernale, stupire delle gemme, gioire dei fiori e delle foglie, amarne i frutti. Solo dopo posso parlare di viventi e non viventi, posso parlare della necessità del sole, del caldo del freddo, dell’acqua, del rispetto della forma vivente.
Solo quando il bambino e la bambina si sentiranno parte del creato, potrò far loro intuire che si deve rispettare la natura perché ne facciamo parte.
Dolorosamente, dovrò mostrargli che la pianta senz’acqua muore, e dovremo sentirci tristi perché questo essere magnifico non avrà la possibilità di fare gemme, fiori, frutti e così NON potremo dimenticarci di bere, e dovremo sentire di dover dar da bere a chi da solo non può farlo, alle piante, agli animali e agli assetati.

Ogni bambino e bambina deve avere sete di sapere e pretendere di sapere e io, insegnante, sono obbligata a dargli da bere.
E il loro sapere crescerà perché grande è il desiderio di conoscenza che vive dentro ogni uomo e ogni donna, desiderio di trovare nuovi percorsi, costruire ponti e se non si  può, strisciare fra i rovi della natura per poter avanzare, con rispetto e con gioia.

Altro elemento destabilizzante e fuori luogo è il voto: che strumento limitante e coercitivo. Riduce il bambino a un numero. 10 (dieci). Ho finito. So tutto.
Nella vita non devi essere felice perché sai tutto e ti elogiano per il tuo sapere, devi essere felice se qualcuno ti dice ah, sai, io so anche quest’altro. E così un sapere diventa doppio e poi quadruplo e ancora e ancora… il saper condiviso si MOLTIPLICA… bisogna essere affamati di conoscenze e di allegria. Quello che imparo deve servire anche ad una altro.

         Voglio scrivere con i bambini e le bambine, i libri necessari al nostro sapere dove siano raccontate le vie percorse, le cadute e i successi.

Le nuove tecnologie, la LIM, il computer… far scrivere con il computer, usare la LIM per imparare a leggere, per imparare le regole grammaticali, le tabelline….
Che noia! Se ho lo strumento tecnologico, se ho questa grande possibilità della informatizzazione NON posso usarla solo per fare ciò che posso benissimo fare con le mani, su un quaderno, sul muro o sulla sabbia.
Ho la LIM, ho il computer e ho la possibilità di andare oltre. Cercare ciò che non so, guardare le immagini di mondi lontani. A scuola ho la fortuna di aver osservato un glicine, ma so che le piante sono tante e tutte diverse e allora voglio vedere come è fatto un baobab, voglio vedere perché se la terra è piena di acqua, di mare, di fiumi, di laghi e stagni, montagne innevate, c’è chi non ha acqua da bere.
Voglio vedere dove vanno le rondini in autunno, voglio vedere l’arte, quella lontana da me, nei musei e nelle strade lontane dalle mie strade.

Sogno un ambiente di lavoro in cui CONDIVIDO IL MIO SAPERE con gli altri perché sono parte di una comunità educante. Perché ho bisogno dei miei colleghi,  per essere incoraggiata e sostenuta, ma anche ridimensionata, sopportata nelle mie manie, corretta nei miei errori. Sogno una comunità educante con cui rapportarmi in maniera serena; fuori c’è la vita, dura, faticosa, allegra o felice per ognuno di noi, ma il nostro lavoro è troppo importante per portarci le nostre “vite”, dobbiamo essere lucidi  e devo essere sicura di poter contare sui miei colleghi se ho un dubbio, uno sconforto, un problema, devo poter gioire con loro dei nostri piccoli successi.


Sogno una scuola che sia un organismo pulsante, ricco di stimoli, dove posso affidare me stessa e il mio sapere a dirigenti e superiori che mi aiutino ad accrescerlo ancora di più, che mi offrano spazi e sostegno per innovare ciò che è stantio e rafforzare ciò che è indispensabile; che si fidino di me e dei miei colleghi e mi offrano regole e paletti per guidare il mio cammino che sostengano il sogno di una scuola che abbia sogni in modo da tenere viva la fiamma del mio desiderio di trasmettere il SAPERE.


ah, non ero io più sopra... oggi sono così, 

GRAZIE PER ESSERE ARRIVATA/O IN FONDO

mercoledì 26 novembre 2014

I ELEMENTARE, una giornata...

...qualunque di novembre.
il sole splende in questo novembre quasi estivo, un bellissimo novembre.
Il giardino di bimbi cresce e fa esperienze.



Oggi il mio Ciccio, il Ciccio di questo nuovo ciclo, intendo, ha scoperto il senso della letto/scrittura.


Stamattina abbiamo avuto un piccolo incidente con un banco e della colla.

Così, prima di andare via ho attaccato sul banco un messaggio, scritto in stampato maiuscolo.-
Ciccio che di sè dice: "E CHE CI POSSO FARE IO SE SONO CURIOSO", viene da me: - Maestra che c'è scritto?-
-Leggi da solo.-
-Non lo so fare!-
- Allora non lo saprai mai. -
intanto Idrangea, la mia nuova piccola Idrangea:
- Io lo soooo. -.
Ciccio: -dimmelo-
Idrangea, come solo le piccole ortensie petaline dispettosine:
- No. Non lo saprai mai. -
Intanto con nonchalanse tutti si avvicinano al famigerato messaggio, ridacchiando anche se proprio non avevano né letto né capito. a parte Idrangea e Margheritina.
Ciccio che era rimasto offesissimo a braccia conserte quando tutti si sono allontanati è tornato al banco.
Sillabando, compitando, riconoscendo suoni ha letto le parole, ma non ancora afferrava il senso.
A un certo punto, viene da me, sornione e coccolone:
- Ho capito. E' per le signore che vengono a pulire, così tolgono la colla.
e alla fine c'è anche il grazie. -
:)  :)  :) :)  :)
Quando mi abituerò a questi piccoli Cicci. 

martedì 28 ottobre 2014

CIAO BIMBE DI SECONDA...

...ho saputo che verrete a trovarmi.

da un po' questo blog è fermo, non ci sono belle cose ultime come le bamboline che avete visto in classe.

chissà, magari pensando a voi mi verrà voglia di fare qualcosa di divertente e allegro e metterlo sul blog proprio per voi.

una di voi, perdonami, non ricordo il tuo nome, ha realizzato una bellissima borsina primitive, chissà se l'ha decorata?

datevi da fare, usate le vostre manine per fare piccoli capolavori, ricordate che il regalo più grande che abbiamo è la creatività, non fatela addormentare da cose fuori di voi, nutritela e coltivatela e gridate al mondo tutta la vostra gioia, come la mia cantante.
danzate leggere leggere
ascoltate la natura 
e camminate sicure e senza paura.
vi abbraccio forte forte.


ps... questo blog è un piccolo segreto, non rivelatelo a molte persone, mi raccomando.

mercoledì 18 giugno 2014

waoooo

quanto tempo... non dirò mai più back in action e sono tornata perché alla fine non è mai vero.
mi manca tanto, in realtà, questo mio piccolo blogghetto.
quest'oasi e fonte di memoria.
tante cose, tante cose, tanti lavori, foto, pensieri e tutto disperso, questo lago di memoria non ha più ricevuto nulla.

ho sperimentato in cucina e altrove,
 ma almeno questi cestini pasquali

 e questa macedonia con waffel devo postarli.
ho conosciuto persone, realizzato manufatti, coltivato piante.

e non ho avuto tempo di postare nulla.
sarà colpa di facebook?
 con l'illusione dell'immediatezza, di un click sul telefono ed ecco tutto on line...
e così mi sono arresa alla fretta.
nata da una penna, la mia creatività ha dovuto piegarsi a ritmi sempre più veloci, il tempo passa, gli anni volano e presto non resterà nulla.
e questo tenero angolo del mondo infinito della rete che è il mio piccolo amato blogghetto è l'unico luogo mio e solo mio dove il tempo è sospeso in un limbo colorato e pacifico.

sabato 1 marzo 2014

Quinta primaria...

... mattinata in laboratorio.
Mentre i mosaici asciugano, si fa merenda.
Le mie piccole margheritine, 7, oggi, ciacolano animatamente.
Papaverini e fiordalisi si scambiano improbabili mosse da dragon ball sbocconcellando panini e merendine. Loro, le piccole dee in crescita, sedute sui tavoli fanno dondolare pigramente le gambotte.
Senza parere mi accosto alle mie piccole...
Hidrangea tiene banco animatamente...
Parlano dei "maschi".
Mi raccontano una cosa che è successa. Ma non posso raccontarvela, ovviamente.
Allora dico loro che non devono farci caso perché a volte i ragazzini scherzano.
Ed ecco la loro lucida analisi perfetta:

      - Sì, mae', però certi maschi non capiscono niente, non sanno fare niente, neanche allacciarsi le scarpe,  hanno scarsa intelligenza e malgrado questo ci mancano di rispetto! -

Sto seriamente prendendo in considerazione il 10 in pagella per tutte e sette, a priori.

mercoledì 4 dicembre 2013

quest'anno ho voluto...

come "calendario dell'Avvento" qualcosa di diverso.
qualcosa che non fosse il solito scartare e sbucciare caramelle e cioccolatini, ho voluto qualcosa di più "attivo".
e così, data la mia rigogliosa, urgente passione per gli amigurumi ho riempito con ventiquattro e dico ventiquattro mini progetti il mio vecchio tajine.
compagno di molte ricette ha terminato la sua carriera di pentola ed è diventato contenitore.
tanti torroncini e tanti rotolini colorati, ognuno con un progettino veloce veloce.
ed ogni cinque realizzati uno schema sarà per voi.

ecco i primi del 1°, del 2 e del 3 dicembre, complici la pioggia e la pausa forzata da scuola... 
 una bambolina,
col suo vestitino natalizio e fiocco con perlina.
un piccolo cuore
e una delicata farfallina
ora, se tutto proseguirà senza intoppi, il mio tajine per il 25 dicembre sarà vuoto di carta e pieno di meravigliosi 
mAti...gurumi
ciao

martedì 26 novembre 2013

come già detto nello scorso post...

... ho una nipotina Peppa Pig-dipendente.  

e così con la scusa ci stiamo impeppando tutti in famiglia.
cominciamo a fare caso a tutte le Peppa che incontriamo durante la giornata, è veramente un'inflazione.

 Peppa su abiti, accessori, Peppa da scuola, Peppa negli sketch dei comici, Peppa detersivi, Peppa scarpe e così via. Una marea di porcelline e porcellotte in tutte le forme. c'è chi burlescamente le trasforma in porchette e spiedini.

E così, dato che la Peppa pupazzo che c'è in giro non mi piace e considerando la uncinettosa passione per gli amigurumi non potevo non elaborare una personale Peppa made mAtilda. 

Una Peppa con abito sfilabile e mutandine di pizzo.
Ed eccola splendida nella sua nuova casa.
con lo sfondo dei suoi librottini
e mentre gira e gira nella sua giostrina, ha il tempo di farci un saluto e un sorriso.
ed ora penso che mi toccherà farle il fratellino George.

lunedì 11 novembre 2013

mAti...gurumi

non sarò certo originale, ma mi piaceva troppo darmi dell'amigurumatrice.

torno all'uncinetto dopo anni. perché? praticità.
l'autunno è tornato e con lui il lavoro e gli impegni pomeridiani con i figli. sport e compiti. ore ferma a cercarmi cose da fare, leggere, correggere compiti, fare spese.
e la macchina da cucire non è pratica da portare dietro.
una volta, addirittura, quando i figli erano piccoli piccoli,  preferivo il chiacchierino, sta in una mano e non usi strumenti "pericolosi", la navetta è piccolina e rassicurante specialmente se ne usi una piccola con una punta innocua.

problema è che con il chiacchierino non ho idea di come realizzare forme tridimensionali, soprattutto bambole e pupazzi e non amo troppo il bidimensionale: è poco giocabile.

così ho rispolverato le conoscenze che avevo sui vari punti e sugli amigurumi ed eccomi qua.
io che amo il micro ho cominciato con questa mini fatina (3cm) uncinettando con il numero 0.75
schema free QUI 
subito dopo il piccolo orsetto del post precedente, libera interpretazione di vari free trovati in rete
e poi navigando e spigolando ho trovato una marea di schemi, progetti e bambole centinaia. così complice un figlio che vede Pucca ecco a voi Garu, l'innamorato di Pucca.

schema di partenza questo FREE QUI
ma quello era Pucca "una FEMMINA" e così, eccola trasformata in Garu.
enorme, un coccione di quasi 10cm di diametro, una mostruosità.
dopo di che ecco a voi la Peppa Pig
non perché io abbia una particolare passione per la maialina bidimensionale, (non amo il 2d come ho detto), ma semplicemente perché ho una piccola nipotina Peppa-dipendente. Prima ho realizzato una mini Peppa, lo schema lo trovate QUI se vorrete mai sbizzarrirvi
vi assicuro che è facile e divertente, tanto che se ne è innamorata anche la mia amica Stefania di Manifattive che ne ha fatta una per sé.
Testato lo schema e mAtildizzatolo un po' ecco qua la Peppa per la nipotina, un po' più grande, in lana e con le gambottelle rigide e il piedone, tant'è che sta in piedi da se.
 e con la Peppa e la Peppina vi saluto, il resto lo aggiungo fra qualche giorno.
baciuz

venerdì 8 novembre 2013

è come...

... rientrare in una vecchia casa. 
guardarla un po' da lontano, ritrovare la chiave in una tasca...
com'era la mia password?

la ricordo più???

aprire il cancelletto cigolante, pensare "qui c'è da oliare un po', da
togliere i sassetti sotto il cancello"...
ho guardato i post della prima pagina, quanto tempo!!!
ho osservato la foto dell'intestazione, è sbiadita, non mi rappresenta più.

la mia vecchia casa, ho spazzato le foglie secche dal vialetto...
ho tolto tutti gli spam, 
tagliato qualche vecchio blog che non seguo più, 
qualcuno che non esiste più.
la mia vecchia casa, col giardino incolto, dovrei piantare nuovi fiori, sistemare le aiuole...

dovrei sistemare il template, mettere nuove foto, 
togliere quelle che non servono più.

la mia vecchia casa, la cassetta della posta rigurgita cartaccia...
ho riaperto la vecchia posta, le notifiche,
ritrovate amiche che non ricordavo più.

la mia vecchia casa, non ricordo più dove tenevo le posate, le lenzuola pulite, gli asciugamani...

devo ricordare come mettevo le parole nei post,
come inserivo link e foto,
ho paura di non saperlo fare più.
la mia vecchia casa, ho aperto le persiane, scacciato i ragni, messo lenzuola pulite, asciugamani di bucato, un bel mazzo di fiori sul tavolo, messo su il the, preparato il mio angolo di pace con le mie cosine, dovrò riappropriarmi dei momenti di silenzio, preparare dolcetti per gli ospiti, preparare parole di saluto per andare a trovare gli amici.

ora che ho ripreso un po' di confidenza, 
sistemerò le foto con i miei nuovi lavori, 
parlerò di tecniche e materiali incontrati, 
aspetterò le visite delle amiche e 
gioirò nell'andare a trovarle nelle loro "case", 
spero di non allontanarmi più.